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La procedura familiare si può applicare anche alla liquidazione del patrimonio

Tribunale civile Verona, 12 maggio 2021

Le disposizioni di cui all’art. 7 bis, l. n. 3/2012 in tema di c.d. procedure familiari, relative al piano del consumatore ed all’accordo di ristrutturazione dei debiti del sovraindebitato, sono applicabili analogicamente anche alla procedura di liquidazione del patrimonio; pertanto più debitori sovraindebitati appartenenti alla stessa famiglia, residenti in luoghi diversi ma il cui sovraindebitamento abbia un’origine almeno in parte comune, possono presentare un’unica domanda di liquidazione dei rispettivi patrimoni, radicando il procedimento, a scelta, dinanzi ad uno dei tribunali che, ai sensi dell’art. 14 ter, 2° comma, l. n. 3/2012, sarebbe ordinariamente competente a decidere rispetto alla richiesta di liquidazione del patrimonio presentata individualmente dal singolo sovraindebitato.

art. 7 bis L. del 27 gennaio 2012 n. 3

  1. I membri della stessa famiglia possono presentare un’unica procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento quando sono conviventi o quando il sovraindebitamento ha un’origine comune.
  2. Ai fini del comma 1, oltre al coniuge, si considerano membri della stessa famiglia i parenti entro il quarto grado e gli affini entro il secondo, nonchè le parti dell’unione civile e i conviventi di fatto di cui allalegge 20 maggio 2016, n. 76.
  3. Le masse attive e passive rimangono distinte.
  4. Nel caso in cui siano presentate più richieste di composizione della crisi da sovraindebitamento riguardanti membri della stessa famiglia, il giudice adotta i necessari provvedimenti per assicurarne il coordinamento. La competenza appartiene al giudice adito per primo.
  5. La liquidazione del compenso dovuto all’organismo di composizione della crisi è ripartita tra i membri della famiglia in misura proporzionale all’entità dei debiti di ciascuno. Quando uno dei debitori non è un consumatore, al progetto unitario si applicano le disposizioni in materia di accordo di composizione della crisi.

art. 14 ter L. del 27 gennaio 2012 n. 3

  1. In alternativa alla proposta per la composizione della crisi, il debitore, in stato di sovraindebitamento e per il quale non ricorrono le condizioni di inammissibilità di cui all’articolo 7, comma 2, lettere a) e b), può chiedere la liquidazione di tutti i suoi beni.
  2. La domanda di liquidazione è proposta al tribunale competente ai sensi dell’articolo 9, comma 1, e deve essere corredata dalla documentazione di cui all’articolo 9, commi 2 e 3.
  3. Alla domanda sono altresì allegati l’inventario di tutti i beni del debitore, recante specifiche indicazioni sul possesso di ciascuno degli immobili e delle cose mobili, nonchè una relazione particolareggiata dell’organismo di composizione della crisi che deve contenere:
    a) l’indicazione delle cause dell’indebitamento e della diligenza impiegata dal debitore persona fisica nell’assumere volontariamente le obbligazioni;
    b) l’esposizione delle ragioni dell’incapacità del debitore persona fisica di adempiere le obbligazioni assunte;
    c) il resoconto sulla solvibilità del debitore persona fisica negli ultimi cinque anni;
    d) l’indicazione della eventuale esistenza di atti del debitore impugnati dai creditori;
    e) il giudizio sulla completezza e attendibilità della documentazione depositata a corredo della domanda.
  4. L’organismo di composizione della crisi, entro tre giorni dalla richiesta di relazione di cui al comma 3, ne dà notizia all’agente della riscossione e agli uffici fiscali, anche presso gli enti locali, competenti sulla base dell’ultimo domicilio fiscale dell’istante.
  5. La domanda di liquidazione è inammissibile se la documentazione prodotta non consente di ricostruire compiutamente la situazione economica e patrimoniale del debitore.
  6. Non sono compresi nella liquidazione:
    a) i crediti impignorabili ai sensi dell’articolo 545 del codice di procedura civile;
    b) i crediti aventi carattere alimentare e di mantenimento, gli stipendi, pensioni, salari e ciò che il debitore guadagna con la sua attività, nei limiti di quanto occorra al mantenimento suo e della sua famiglia indicati dal giudice;
    c) i frutti derivanti dall’usufrutto legale sui beni dei figli, i beni costituiti in fondo patrimoniale e i frutti di essi, salvo quanto disposto dall’articolo 170 del codice civile;
    d) le cose che non possono essere pignorate per disposizione di legge.
  7. Il deposito della domanda sospende, ai soli effetti del concorso, il corso degli interessi convenzionali o legali fino alla chiusura della liquidazione, a meno che i crediti non siano garantiti da ipoteca, da pegno o privilegio, salvo quanto previsto dagli articoli 2749, 2788 e 2855, commi secondo e terzo, del codice civile.
    7 bis . Il decreto di apertura della liquidazione della società produce i suoi effetti anche nei confronti dei soci illimitatamente responsabili (2).